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Centro Studi Judicaria

Danilo Mussi, Gabriella Maines, Muri dipinti nella Judicaria, 2020

Nella collana del Centro Studi Judicaria dedicata al “patrimonio storico artistico” si è voluto ricercare questi “angoli” in cui l’uomo e riuscito, o per spirito religioso, o per spirito meramente artistico, a fissare punti che impreziosiscono il costruito. Cosi nell’architettura di un palazzo antico o di un edificio moderno, nella costruzione di angoli d’arredo o d’ornamento, nella decorazione di edifici e strutture, nella complementarità urbanistica, nei monumenti e nelle distribuzioni paesaggistiche, esso ha saputo spesso trovare la giusta forma di miglioramento.

E cosi è iniziata la raccolta che ha portato piano piano ad avviare questa collana che non ha una sua precisa Linea, se non quella di raggruppare elementi o territori che abbiano in comune un filo logico. Talvolta interessano, infatti, un’area ben delimitata, andando a esplorarla e individuando in essa questi preziosi dettagli, come è stato ad esempio col volume “Ledro sconosciuta”; oppure limitandosi a un argomento preciso, ma legato a quel territorio, come è stato invece con “I segni del sacro nella Valle dei Laghi” o ancora distribuiti in tutta l’antica “Judicaria Summa Laganensis” ma ben definiti, come è avvenuto con “Il tempo del Sole” censimento degli orologi solari, meglio noti come meridiane.

Ora nuovamente si è voluto spaziare su tutta l’area che interessa la Judicaria: le Giudicarie, la Valle dei Laghi, l’Alto Garda e la Valle di Ledro, proponendo questo volume che interessa gli affreschi, i murales, i decori artistici che appaiono su case e palazzi e che si e voluto titolare “Muri dipinti”.

Sul territorio esplorato essi sono centinaia e centinaia. Poco più di 1300 compaiono in questo volume, realizzati con varie tecniche, soprattutto ad affresco e a murale, ma talvolta come semplici pannelli dipinti, o decori lignei, o d’altro materiale, o ancora ornamenti complementari a parti d’arredo degli stessi edifici. In tutti prevale la volontà di ingentilire e abbellire la parte visibile dell’edificio: facciate, portali, ingressi, sottogronde. Gli argomenti sono disparati ma in quasi tutti si sente e si vede l’attaccamento alla propria terra, alla propria gente, alle proprie tradizioni. Quasi una necessità a rimarcare con ancora più fermezza sentimenti già presenti nell’animo, ma desiderosi di essere maggiormente espressi.

Sono stati sintetizzati in sette grandi capitoli che hanno tra loro forti attinenze e legami. II primo è quello dell’”Ambiente e paesaggio” e interessa le raffigurazioni che mostrano paesaggi, prevalentemente alpini, ma anche agresti e rurali, la montagna e i suoi personaggi, la forza e la natura dell’acqua, le stagioni, la raffigurazione del territorio. Nel secondo si e dato spazio ai “Fiori e colori”, spesso raffigurati, singoli o in mazzi, su molti edifici ma essenzialmente legati al nostro territorio e quindi della montagna e dei campi, non certo coltivati in serre e orti. Nel terzo capitolo “I nostri animali”, anche questi presi fra quelli più legati all’habitat che ci circonda: boschi, prati, montagne, campi o alla vita della nostra popolazione, essenzialmente di contadini e cacciatori.

Un quarto capitolo, “Storia e tradizioni” prende in considerazione quegli affreschi e murales legati ad alcune vicende storiche del territorio. Rari quelli che raccontano le più antiche, molti più quelli legati a fenomeni dei secoli XIX-XX come l’emigrazione e la cooperazione, o a particolari eventi come i paesaggi di eserciti nel secolo XV e I° Prima grande guerra. Al suo interno anche la vita tradizionale delle nostre popolazioni, che non subì sostanziali modifiche dal Medioevo fino alla fine dell’Ottocento. II quinto capitolo e dedicato a “II lavoro dell’uomo”, alla sua capacità di sfruttare appieno la natura e l’ambiente in cui vive, soprattutto in passato. Sono evidenziati quindi i lavori nei campi, nei prati, sui pascoli, la cura e l’allevamento del bestiame, l’utilizzo dei materiali presenti in natura, ma anche lavori artigianali e il piccolo commercio.

A seguire il capitolo che si e voluto dedicare alle “Case dipinte”, ovvero a quegli edifici che per la loro complessa decorazione, che va al di là del singolo affresco, risultano particolarmente ricchi e visibili, come e il caso della Casa Sociale di Darzo, di alcuni palazzi ad Arco, di Castel Campo, dell’incompiuta alle Terme di Comano o di alberghi a Campiglio. Per ultimo una sezione dedicata agli “Stemmi, insegne e targhe stradali’; che già nel titolo evidenzia il contenuto: stemmi di famiglie, araldica istituzionale e associativa, antiche targhe stradali, insegne e decori di strutture ricettive e di piccoli negozi commerciali.

Ogni capitolo porta poi al suo termine uno spazio ben preciso dedicato a sette paesi che più di altri hanno saputo abbellire il proprio abitato con murales e/o affreschi in maniera considerevole, meritando appunto il titolo di “Paesi dipinti”, e cioè andando in ordine cronologico di realizzazione: Balbido, Ragoli, Pelugo, Nago, Mezzolago, Lasino e Margone. E’ stata Gabriella Maines che, oltre che intervenire nei diversi capitoli sopra elencati, ha saputo con piacevole capacità espressiva, presentarceli, riuscendo a ritrovare in essi singoli indirizzi estetici e mirati argomenti conduttori. L’esposizione che li presenta induce il lettore ad un loro suggestivo percorso visita. Essi diventano gallerie d’arte a cielo aperto, raggruppando in se storie, usi e costumi del passato, leggende, momenti di socialità, di lavoro, o di dedizione religiosa. Per alcuni d’essi il numero raggiunto e davvero riguardevole come per Balbido che vanta ben 52, seguito da Ragoli (18), Nago (14), Mezzolago (14), Margone (12), Lasino (9) e Pelugo (6).
A lei e ad altri collaboratori come il Presidente del Centro Studi Judicaria Graziano Riccadonna, Claudio Cominotti, Luciano Borrelli, Alessia Segala, Giuliana Molinari, va stima e ringraziamento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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