Centro Studi Judicaria

Anime e pensieri, Opere lignee di Nicola Cozzio (2003)


Capitoli

MOSTRA

ANIME E PENSIERI

Opere lignee di Nicola Cozzio

 

 

Nicola Cozzio nasce a Tione il 12 ottobre 1964, vive a Spiazzo in Val Rendena.

Gli anni della gioventù sono inquieti e lo portano per lunghi periodi di tempo in giro per i cinque continenti.

Attraverso i suoi viaggi riesce a vivere intense esperienze personali che ne segneranno il cammino .

Innamorato da sempre della montagna, che rappresenta: “il mio ambiente ideale”, la frequenta in tutti i modi possibili, dall’arrampicata, al parapendio, allo sci alpinismo.

La sua attività fisica rappresenta una continua ricerca dei limiti personali e del senso della vita.

Nella sua cultura traspare evidente questa continua inquietudine.

Non frequenta studi artistici, né si occupa d’arte sino ai 25 anni quando emerge in lui la passione del legno, ereditata dal padre falegname. Si innamora a tal punto della materia da farne immediatamente una professione ed apre un piccolo laboratorio di intaglio e scultura.

Da completo autodidatta in breve tempo comincia a frequentare ambienti artistici dove viene incoraggiato a proseguire nella scultura per sviluppare le già radicate doti naturali.

Viene invitato a numerosi simposi artistici in tutta Europa ed ottiene importanti riconoscimenti in diversi concorsi di scultura.

La ricerca scultorea di Nicola è in continuo movimento, parimenti a quella personale e sperimenta continuamente nuove strade, nuovi modi di modellare e di dare vita al legno, che rimane la materia principale del suo lavoro.

 

Nella sua scultura si legge continuamente il bisogno di dare senso alle cose, di arrivare all’essenzialità della vita.

Le Opere apparentemente non seguono un filo logico, non sono legate fra loro da una precisa impostazione stilistica, per Nicola la forma non è fondamentale, ben conscio che per uno scultore questo è l’estremo paradosso. L’artista della forma mette la stessa in secondo piano rispetto all’idea in essa contenuta, questa è forse la caratteristica più peculiare dello scultore rendenese.

La scultura viene vissuta dall’artista come semplice mezzo d’espressione, come fosse una poesia, o una preghiera, o come un’impegnativa scalata. Un mezzo quindi per trasmettere all’esterno il senso della propria ricerca spirituale e non a caso nelle sue Opere ricorre costantemente il tema dell’ascesi fisica e mistica, il tema del sacrificio inteso come rinuncia alle passioni umane. Qui l’Arte è il ponte, il tramite fra il divino e l’imano, proprio come una montagna si staglia verso il cielo e o unisce alla terra.

Altra caratteristica è il profondo legame con la Tradizione, intesa come somma di valori sterni che accompagnano la vita di ogni uomo. Nella scelta dei materiali spesso ritroviamo legni antichi, consunti dal tempo, che simboleggiano il legame ai valori di un’epoca dove progresso e meccanizzazione ancora non avevano “rubato l’anima” alle costruzioni dell’uomo.

Pezzi di legno come Totem, baluardi immobili del tempo passato che è necessario recuperare per riequilibrare un futuro alieno all’uomo. Un legno ferito irregolarmente dalla mano esperta di un uomo allora può diventare simbolo e monito a chi aspira alla fredda perfezione di una macchina dis-umana.

Note


< Torna alla lista
Via-dei-migranti-stagionali Rivista Judicaria