Centro Studi Judicaria

10. Angelo Orlandi (2015)


Note

ANGELO ORLANDI: LA REALTA’ INCREDIBILE                                          di Alessandro Togni

 

Navigando dentro le categorie dell’arte viene spontaneo assecondare e rendere esplicite le intenzioni leggendarie, manifestare sentimenti e genialità latenti, imprimere sogno alla cultura delle romanze disinvoltamente abbandonate dalla razionalità per una completa rivalutazione delle strategie dell’onirico e dell’immaginazione.

Angelo Orlandi è artista della fantasia perduta, fabbricatore di immagini dove gusti e materie si assommano per riflettere quasi in forma di afflato luoghi e situazioni mentali appartenenti al passato remoto, in quel periodo storico d’Occidente, quando le facoltà di ricerca vennero portate alle conseguenze estreme, ai fini della conoscenza.

La sua arte totale (disegno, pittura e scultura) intrisa di elementi costruttivi restituiti dalle teorie che magnificamente hanno pervaso il Rinascimento Italiano, la perfezione delle anatomie, il gesto fantastico quasi soprannaturale, la disciplina della visione prospettica e la coscienza di operare in un macro mondo costellato di impulsi tendenti all’evoluzione, rendono la sua opera una magniloquente “camera delle esperienze simulate”.

Un gioco di rimandi fantastici dove figure ed ambientazioni si manifestano come in uno sguardo oltre, nei meandri di una osservazione “intra” che riconduce ad insegnamenti sfuggenti e mai ascrivibili alla quotidianità.

Un ritorno assorto “ad incunabula”, quasi a voler riaffermare il fascino perduto di un’infanzia sognante, anche se talvolta la stessa età della spensieratezza viene attraversata da incubi di drago e maschere ghignanti, peraltro mai vittoriosi sulla natura delicata ed armoniosa, dove vivono i putti in completa libertà.

L’opera di Angelo Orlandi non è un documento d’attualità, anzi, si potrebbe semmai indicare nella sua forma, l’elemento della trascrizione antica, come se a voler riaffiorare fosse un brano di tempo miniato ancora abitato da personaggi di una mitologia mai oltrepassata.

E’ un tempo rimasto in sospensione, privo degli impulsi meccanici tesi a superare lo spazio, la rappresentazione di un’epoca che sullo sfondo ancora mantiene il sapore medievale di una natura-paesaggio che si alimenta con il cibo della magia.

Estasi di un’immagine dai tratti superiori, platonici e pure se il viaggio di scoperta presenta porzioni di mondo ai confini della verosimiglianza, pure se l’atteggiamento dell’autore è inteso a perseguire stati d’animo parascientifici, eccoci proiettati dentro una sintesi psicologica e percettiva non propriamente distinguibile e imparagonabile.

Riconosciamo a volte la strada indicata da Leonardo tesa a risolvere la questione dell’arte in termini di esperienza e fenomenologia ma, quasi sempre, viene invece svelata la volontà di pittura e/o scultura che ritroviamo nell’idealità di Michelangelo; “si dipinge con la mente, non con la mano”. Ecco perché a volte pure nella consapevolezza di dover rimanere nel catalogo delle regole e delle proporzioni, l’autore si permette accurate ma deformanti misure dei corpi e tentazioni di anamorfosi.

La soggettiva quindi si verifica interna ad un paesaggio d’invenzione “da speleologo della psiche” spesso costruito in meandri e grotte rifugio dove, ad ampliare il senso di stupore, intercede la vasta profondità prospettica multifocale capace di allontanare verso punti di fuga disparati e distanti.

Scenografie in “subterraneans” in forma di labirinto lucido privo di prospettiva aerea, consistenza della materia sempre vista come elemento in definizione scultorea e di stabilità, mai in dissoluzione, luminescenza espansa di origine sconosciuta.

Angelo Orlandi muovendo in un epos di cavalli trionfanti, rimembrando sulle facoltà di creature mitiche come i draghi, idealizzando i volti di figure che sembrano uscite da manoscritti di monaci in perenne meditazione, oppure descrivendo temi danteschi, sembra volerci indicare la storia degli uomini quando ancora erano in grado di ricevere i segnali degli dei… La sua è un’arte inferenziale e i putti errabondi, spesso accovacciati in posizione fetale, sono riflesso nostalgico degli angeli caduti sulla Terra.

Un esperienza fantascientifica “ai confini della realtà”, o per meglio dire di una “realtà incredibile”.

 



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