Centro Studi Judicaria

Lucillo Grassi, pittore e incisore storese tra l’Italia e l’America (2007)


Capitoli

Lucillo Grassi

Storo (Trento) 1895-Red Bank (Stati Uniti) 1971

 

Il Museo Civico  di Rovereto è stato lieto di collaborare all’importante riscoperta dell’artista storese Lucillo Grassi attraverso la mostra organizzata dal 10 agosto al 15 settembre 2007 dal Comune di Storo presso la Casa della Cultura.

Nato a Storo il 7 gennaio 1895 da Domenico e Anna Zocchi, Grassi ha amato in modo assoluto l’arte, dipingendo di continuo, senza tregua, sempre intento ad inseguire soddisfazioni nelle numerose commissioni in Italia e negli Stati Uniti che si susseguirono nel corso della sua prestigiosa e lunga attività. Di questo artista, umile, capace e coraggioso, si conoscevano fino ad ora solamente alcuni dati sommari, perciò ancor oggi a molti sfugge il suo notevole valore. Se da un parte la scarsità di documenti, ma soprattutto il suo carattere modesto, di grande sensibilità e intelligenza, hanno contribuito a mantenerlo nell’ombra, dall’altra la sua intensa attività testimonia quanto egli amasse la pittura, fatta di impegno assiduo come modo migliore per lasciare ai posteri memoria di se stesso.

Il Comune di Storo ha voluto rendere omaggio a Grassi attraverso una mostra ricca di opere che denotano sia il valore della sua arte che il suo coraggio nell’affrontare l’emigrazione e molti altri viaggi, per continuare a dipingere animato da una vocazione al servizio della società, sull’esempio dei grandi maestri del passato.

Il progetto di conoscenza dell’opera di Grassi avviato con questa mostra, la prima personale e retrospettiva, promossa con grande impegno e passione dall’assessore alla cultura Ennio Colò, ben si accorda con le numerose iniziative di valorizzazione delle opere e degli artisti della raccolta civica di Rovereto attuate in questi ultimi anni attraverso numerose collaborazioni con enti ed istituzioni culturali. Il Museo è stato ben lieto di collaborare, prestando anche diversi dipinti e incisioni, con il comune obiettivo di fare conoscere questo illustre artista storese, ingiustamente e troppo a lungo dimenticato.

La mostra è stata importante non solo perché era la prima dedicata a Lucillo Grassi, ma anche perché presentava un notevole gruppo di opere, ben 130, tutte di grande qualità che ne documentano l’originalità espressiva e gran parte della sua intensa e varia attività. Come punto di partenza per ulteriori approfondimenti, il percorso espositivo prendeva avvio con carboncini, incisioni, dipinti su tele, alcune di grande formato – notevoli per la bellezza, l’originalità e l’abilità tecnica – eseguiti da Lucillo nel periodo giovanile, durante e dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Venezia i corsi di Ettore Tito per la figura, di Beppe Ciardi per il paesaggio, di Emanuele Brugnoli per l’incisione, di Augusto Sezanne per l’ornato e l’architettura. A Venezia, insieme agli amici conterranei Umberto Moggioli, Roberto Iras Baldessari, Mario Disertori, egli assimila le varie novità del tempo dal Simbolismo al Liberty, dal Secessionismo ai Nabis, che venivano proposte alla Biennale internazionale d’arte e alle mostre di Ca’ Pesaro.

Sull’esempio dell’amato maestro Brugnoli, di cui era allievo migliore e prediletto, esegue le prime  acqueforti con vedute di Venezia e della propria terra, suggestive per la presenza spesso di persone intente nei lavori di vita quotidiana.

Dopo aver conseguito nel 1914 il diploma e nel 1916 l’abilitazione all’insegnamento del disegno, con una “formidabile cultura artistica” fatta di conoscenza di tutte le tecniche pittoriche e principi accademici, coltiva la pittura e l’incisione dedicandosi al ritratto, al paesaggio soprattutto trentino animato spesso da figure, e al contempo alla natura morta e alle tematiche sacre, indicativi della sua grande duttilità. Con una borsa di studio, negli anni 1917-18 soggiorna a Milano dove apre uno studio e frequenta l’amico conterraneo Roberto Marcello Iras Baldessari, a quei tempi interessato all’esperienza futurista. Poi espone dipinti di grande formato a Torino nel 1920 il trittico la Chiesa, a Napoli nel 1921 l’Autunno (dove raffigura le sue sorelle Berta e Gemma), a Venezia e a Roma.

Rientrato nella patria finalmente redenta, svolge una breve esperienza di insegnante a Trento e a Rovereto, fino a quando nel dicembre del 1921 decide, spinto dai ricordi del padre e su invito del conterraneo Silvio Bernardi, di emigrare negli Stati Uniti,. A New York diventa segretario dell’“Associazione politica tra gli italiani redenti” e sposa la roveretana Alberta Hofer.

Nel 1923 dipinge il catino dell’abside della Chiesa di S. Domenico nel Bronx a New York e si specializza nella decorazione d’interni realizzando numerosi affreschi, tempere e grandi tele in teatri, chiese, hotel, banche e ville, avviando un’intensa e fortunata attività insieme al noto architetto Whitney Warren, progettista della Stazione Centrale di New York, e agli italiani Borgia e Smeraldi.

Con il crollo della borsa di Wall Street e la Grande depressione del ’29, ritorna nel 1938 in Italia e  allo scoppio della guerra non poté più rientrare negli States, stabilendosi così a Rovereto, allora vivace centro animato dalla presenza di numerosi artisti.

Continua a dipingere ritratti, paesaggi e nature morte, che spesso propone alle principali esposizioni del tempo sia in Italia che negli States a New York (National Accademy, Indipendent artist) e a Washington.

Durante il periodo tra le due guerre alterna soggiorni negli States e realizza opere tratte dalla realtà quotidiana interpretata con chiarezza compositiva, equilibrio, rigore formale e purezza di volumi, per conferire alle figure e al paesaggio una connotazione di sospensione cercando di cogliere l’incanto e la magia della vita. La misura classica della tradizione viene modulata e innervata dalla sua particolare sensibilità cromatica in una visione magica, in un’atmosfera rarefatta, in sintonia con le esperienze degli artisti del Realismo magico, della Nuova oggettività e del gruppo italiano di Novecento, in particolare nei dipinti Gli scacchi (ammirato dalla critica francese, poi donato da Lucillo alla Galleria d’arte del Comune di Rovereto), Ritratto di Alberta Hofer, Italiani a New York.

Nel 1939 partecipa al Premio Cremona, istituito l’anno prima da Roberto Farinacci, con il dipinto Italiani a New York (donato nel 1971 dalla vedova dell’artista al Comune di Storo) classificandosi terzo; alle Sindacali del 1939 Natura morta e Dopo il bagno, del 1940 Siesta, Natura Morta, Italo Balbo eseguito insieme a Iras Baldessari; alla Mostra nazionale del Paesaggio del Garda del 1947 con Il bivio del Ponale, alla Prima mostra regionale d’arte figurativa del 1948 a Trento; nel 1954 e 1955 alle collettive degli incisori veneti, insieme all’amico conterraneo e grande incisore Remo Wolf (a Venezia, seconda collettiva dell’Associazione degli incisori veneti, con cinque acqueforti: Il sogno di S. Lorenzo, New York, I ponti di Brooklin e Manhattan, La fontana di Nettuno, Piazza della pesa a Rovereto, e la Torre; poi a Rimini, Gorizia, Ancona).

Parallelamente si dedica all’arte sacra realizzando numerosi affreschi e pale d’altare non solo nel Trentino ma anche nel Meridione, dove viveva il fratello Iginio, dai trascorsi giovanili futuristi, poi ingegnere del Municipio di Brindisi, suo consigliere e punto di riferimento con il quale amava confrontarsi.

Con la sua indiscussa abilità nel trattare le tematiche sacre ad affresco su ampie superfici, nel solco della tradizione e dei grandi maestri del passato, Lucillo esegue a ritmo serrato gli affreschi e pale d’altare a Bisignano (Cosenza), a Dipignano, a Brindisi, a Scorrano (Lecce), a Mendicino (Cosenza) e a Monopoli.

Dopo la guerra, nel solco della tradizione pittorica e delle tematiche sacre, intraprende l’intera decorazione del Santuario della Madonna della Catena a Laurignano di Cosenza (dieci pale d’altare, l’abside, soffito e altari).

Lucillo esprime il suo amore per l’arte nonché il suo spirito devoto e generoso anche nella propria terra nella decorazione della chiesa parrocchiale e sacrestia di Grigno (dal 1946 al 1950, ideando gruppi di figure nella navata, presbiterio che accoglie anche le scene con la Vocazione di s. Giacomo e la Condanna al martirio, nelle navate laterali la Via Crucis (1947), in controfacciata la scena della Madonna in gloria tra angeli musicanti e santi, nella cappella battesimale), della chiesa di Castelnuovo Valsugana (1947), nell’affresco sulla facciata della parrocchiale di Tiarno di Sopra (1939), nell’affresco su una roccia della via per Terramonte, nel S. Maurizio per gli Alpini di Storo, nell’affresco del Capitello di Lodrone (chiesetta del Santuario della Madonna dell’aiuto), nelle due tavole con S. Sebastiano e S. Rocco per l’edicola del centro di Storo e nel Don Giovanni Bosco nella chiesa di S. Maria delle Grazie a Rovereto (in gran parte documentati in mostra dal video realizzato dal Servizio delle Attività culturali della PAT).

Dopo alcuni anni di insegnamento di disegno presso la Scuola di avviamento commerciale di Rovereto, nel 1955 Lucillo decide di ritornare negli Stati Uniti. Grazie alla sua cultura e profonda conoscenza delle tecniche pittoriche, durante il secondo periodo americano riprende l’attività di decorazione d’interni (e di arredi: paraventi esposti in mostra) nelle principali città: Toronto, Boston, Philadelphia e Washington. E’ un susseguirsi di nuove soddisfazioni culminanti nel prestigioso incarico di decorare a Washington la sala da pranzo della Blair house, la dependance della Casa Bianca destinata agli ospiti illustri, nell’ambito dei lavori di abbellimento voluti da Jacqueline Kennedy; e poi la sala da pranzo della villa di New York del cognato di Aristotele Onassis, fino alla decorazione di grande formato di venti metri per cinque, applicata a sezioni, raffigurante la Vecchia Londra per l’entrata di un hotel a Filadelfia.

Lucillo fu attivo fino a poco prima di morire il 3 febbraio 1971 a Red Bank. Al termine di un lungo viaggio all’insegna dell’arte tra l’Italia e gli States svolto con impegno e lontano dai clamori, volle essere sepolto a Storo, ritornare nell’amato Trentino che aveva sempre nel cuore e rievocava con nostalgia pensando ai luoghi cari e agli amici lontani come Iras Baldessari, Giovanni Giovannini, Riccardo Maroni, Remo Wolf e il compositore Renato Dionisi.

Questa mostra rappresenta il primo importante risultato di una ricerca appena avviata ed ora in corso e che dovrà essere completata con la riscoperta delle imprese decorative e pale d’altare eseguiti nel Meridione e negli Stati Uniti.

Il prossimo appuntamento dedicato a Lucillo Grassi pittore e incisore sarà a Venezia alla Giornata di studio che il Museo civico di Rovereto organizza ogni anno, in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia e la Fondazione La Biennale di Venezia – Archivio Storico delle Arti Contemporanee, che si terrà il prossimo 14 dicembre dalle ore 10.00 presso il Palazzo Querini Dubois, San Polo 2004.

 

Paola Pizzamano, Museo Civico di Rovereto

 

 

 

 

 


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