Centro Studi Judicaria

4. Renato e Luigi Bosetti (2009)


Note

Graziano Riccadonna

L’ARTE DELLA FOTOGRAFIA NELLE GIUDICARIE

COMPIE NOVANTA ANNI E NON LI DIMOSTRA

Ponte Arche

 

150 anni fa la fotografia entrava ufficialmente in Trentino, per merito dell’arrivo a Trento di Ferdinando Brosy, prussiano residente a Venezia, nonché maestro del capostipite dei fotografi trentini, Giovanni Battista Unterveger.

Sulla sua scia nel nuovo secolo aprono studi fotografici un po’ ovunque, documentati da Floriano Menapace, a Trento, Riva, Arco, Borgo Valsugana, Mezzolombardo, Cles, Ala, Rabbi, Rovereto, Pergine, Cavalese, Fondo, Predazzo. In Giudicarie sono attivi Girardini a Cimego e Valentini a Tione, come dimostra molto bene il critico fotografico Floriano Menapace. Dopo la Grande guerra, nelle Giudicarie Esteriori i giovani sono in cerca di nuovi sbocchi occupazionali, con l’occhio rivolto verso il centro di Ponte Arche, che prometteva nuove prospettive come polo economico di zona e sede delle Terme di Comano.

 

E’ in quest’ottica che novanta anni fa il giovane Roberto Bosetti, nato nel 1904 a San Lorenzo in Banale, decide di uscire dalla dinastia di falegnami-bottai per approdare all’arte fotografica, arte finora assente dalla valle, grazie all’intraprendenza del parroco del paese, don Fiorenzo Panizza. Affascinato dalla nuova arte, acquista su consiglio del parroco i primi strumenti e, stabilita la sede a Ponte Arche, inizia a girare per la valle catturando un’infinità di soggetti, che oggi costituiscono una fonte inesauribile di documentazione storica: personaggi, prime comunioni, usi e costumi (la caserada in Val Ambiez, il lavoro nelle malghe, i pompieri a Dolaso), scorci paesani, sono i suoi primi soggetti.

 

Un sociale vissuto, un amore per il paesaggio che si trasmettono poi pari pari al figlio, Luigi Bosetti, subentrato al padre nel 1964, che dal padre non solo apprende i primi rudimenti, ma soprattutto mutua l’amore per l’obiettivo gettando lo sguardo oltre i confini provinciali ed entrando in contatto con i “maestri” della fotografia, il francese Maurice Broth (ritratti), l’inglese Fred Gressing (moda, ritratto), il veneziano Giancarlo Maiocchi (video), il fiorentino Vincenzo Silvestri (architettura), il torinese Di Marzo (matrimoni), il valdostano Davide Camisasca (paesaggio), Nino Mascardi (pubblicità), Arrigo Carloni (nudo). Proprio al nudo Luigi Bosetti ha dedicato una particolare attenzione, da quando nel 1977 anticipò la proposta del nudo a suo tempo avveniristica, elaborando il ritratto di una bella ragazza nuda tra le acque termali di Comano, e attirandosi qualche strale per la sua spregiudicatezza. D’altronde Luigi Bosetti è abituato ormai ad assumere la veste di pioniere: come nella produzione di videocassette ambientali, dedicate al parco Adamello Brenta piuttosto che alle Terme di Comano, alla ricerca d’ambiente, alla pittura, “l’altro” versante della fotografia dove l’arte si connette alla riproduzione della realtà.

“Dalla fotografia mi piace passare alla pittura, le sento come arti parallele e non contrapposte…La pittura rende possibile evocare fantasie, emozioni, suggestioni capaci di farci entrare in mondi fantastici inesplorati, dentro e fuori di noi, dove affiorano voci arcane, che vengono da lontano, ma anche voci familiari, come quelle della mamma, dei nonni, degli amici d’un tempo – ricorda Luigi- Viviamo in un mondo pieno di incertezze,  che ha perduto la fede e smarrito i veri valori. Da qui ha origine la mia ricerca, da qui parte il messaggio che i miei lavori vorrebbero sostenere, spesso critico, ma sempre costruttivo e mai dissacrante, fiducioso nonostante tutto negli altri!” E qui Luigi riassume la sua avventura in Africa da cui uscì come rinato a nuova vita: e ricorda il suo radicamento nelle Giudicarie, terra di cui va orgoglioso e che rappresenta oltreché nella fotografia anche nei documentari televisivi in VHS, destinati agli appassionati, come il documentario sul “Giudizio di Dio”, ricostruzione storica del duello tra i campioni del Bleggio e della Rendena per il possesso di Movlina nell’anno 1155. Tra l’altro Bosetti lavora per Telepace.

Per i quasi 90 anni di attività nell’artigianato lo Studio fotografico Professional Photo di Luigi Bosetti, giunto ininterrottamente fino a noi nella centrale via Battisti, ha avuto il pubblico riconoscimento dall’assessore provinciale all’artigianato, Franco Panizza. Un riconoscimento che premia un lavoro indefesso ma soprattutto un grande amore alla terra giudicariese.

La foto è per Luigi non una professione ma la vita stessa: “Vorrei morire con la macchina fotografica al collo…”

 

LA COLLEZIONE

Nello suo studio lo stesso Luigi Bosetti è fiero di presentarci la sua collezione di Macchine fotografiche, dai primi apparecchi reflex monoculari da 35 mm. agli apparecchi in legno degli anni Venti con lastre di vetro, dalle mitiche Contax e Leica di produzione tedesca alle Rolleiflex degli anni cinquanta, “un vero mito per tutti i fotografi, professionisti e dilettanti….”, dichiara Luigi.

Il cammino della macchina fotografica non conosce limiti, e procede diritto verso le attuali soluzioni del digitale: a tale proposito nello studio-laboratorio Bosetti trovano spazio gli strumenti più innovativi, assunti allo scopo di rendere la fotografia sempre più precisa, ma garantire anche la possibilità dei piccoli miracoli riproduttivi. Se non anche opere d’arte: è il caso della serie di ritratti storici “rivisitati” da Luigi in modo artistico: “Si tratta di una mia interpretazione, adattando il volto di una persona attuale ad un’opera d’arte del passato, dalle Grazie botticelliane alla madama in trono…”

 

 


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